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[ La Siderurgia va verso l’acciaio all’idrogeno ]

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Ciao, sono Riccardo,
titolare della Cofert insieme a mio fratello Michele e mia mamma Marisa.

Oggi ti parlo di un argomento in un certo senso “futuristico” ma che sembra stia prendendo piede nel nostro settore che sta gettando basi concrete per la sua realizzazione con tempistiche misurabili: l’acciaio all’idrogeno.

Si tratta della produzione dell’acciaio, così come lo conosciamo noi, attraverso la materia prima idrogeno. In Svezia e Germania sono operative la prime sperimentazione, in Italia presto ne avremo una nel bergamasco.

Ma di cosa si tratta?

Di recente è stato fatto un seminario on line nazionale, “Un piano nazionale per l’acciaio. Dove va la siderurgia italiana” con membri del governo, sul tema, che ha confermato il piano nazionale per il settore da inserire nei progetti finanziati con i contributi del Recovery fund.

L’acciaio del futuro sarà prodotto con l’idrogeno.
Alcune “tecnologie di transizione” sono già utilizzate in Europa.

L’orizzonte è 10/15 anni spiega Fausto Durante, coordinatore della Consulta delle politiche industriali della Cgil nazionale: “l’idrogeno potrà gradualmente sostituire il carbone nella riduzione e nel trattamento dei materiali ferrosi che, appunto, servono per produrre l’acciaio”.

Una scelta sostenibile, green, che risolverà l’eterno contenzioso tra siderurgia, salute e ambiente.
Addirittura, nell’ipotesi di efficienza massima, con 0% di emissioni dannose perché, appunto, costituite al 100% da vapore acqueo.

Una scelta però molto costosa. Le prime stime parlano di 100 miliardi di € per riconvertire tutta la produzione di acciaio in Europa che è di circa 100 milioni di tonnellate l’anno.

Da più parti quindi si invocano gli “Stati generali” del settore proprio per realizzare tale piano in un momento storico in cui mai l’Europa ha messo a disposizione così tanti fondi.

L’Italia è il settimo paese più industrializzato al mondo e l’acciaio è componente e materia prima essenziale per tanti prodotti della manifattura e per tanti settori produttivi. La Siderurgia italiana comprende 70.000 lavoratori.

Quindi l’argomento è “caldo” e attualissimo.

Il piano dovrà anche prevedere le misure necessarie per superare l’emergenza Covid-19, che, si spera in fase calante e sempre più attenuata, durerà ancora qualche mese o chissà, un anno o due.

Le sfide della siderurgia in realtà sono due:
1. La decarbonizzazione
2. La digitalizzazione

Nel primo caso serve una trasformazione tecnologica verso l’acciaio pulito. Nel secondo sono le attività industriali e del processo produttivo che dovranno essere coinvolte e ammodernate.

L’Italia è già ben posizionata. Il nostro paese produce l’81,8% dei suoi 23 milioni di tonnellate di acciaio da forno elettrico contro il 18,2% da convertitori tradizionali a ossigeno (ossia gli altiforni).

La nostra produzione, quindi è già ben più sostenibile di quella degli altri paesi europei.

Ma siamo arrivati all’idrogeno, ossia quello che viene considerato unanimemente l’elemento su cui puntare per una siderurgia green e un acciaio pulito.

Uno dei pregi dell’idrogeno è la compatibilità con gli impianti esistenti, in quanto è possibile sostituire gradualmente la produzione tradizionale con quella a idrogeno senza interrompere il ciclo produttivo.

Il punto di caduta, come dicevo all’inizio, sono i tempi (non certo brevi) e gli alti costi necessari alla trasformazione dell’apparato siderurgico italiano e continentale.

Nessuno sa ancora quale sarà impatto, o se ci sarà un impatto, sulla commercializzazione dei prodotti siderurgici, ma noi essendone direttamente coinvolti, saremo attenti a capirlo e ad informarti puntualmente.

Saluti Ferrosi
Riccardo Tumedei

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