Un po’ di stabilità per il prezzo delle materie prime

Ciao da Riccardo.
Mi ritrovo a scrivere a distanza di pochi mesi su quest’argomento, non proprio
piacevole, ma di importanza cruciale:
il prezzo delle materie prime.

In questi ultimi mesi ovviamente l’ho tenuto d’occhio con particolare attenzione, provando anche a darti spunti e contenuti come degli articoli che trovi scorrendo all’indietro in questo stesso blog o video sul nostro canale YouTube, a cui ti invito a iscriverti:

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Fino a luglio posso riferiti che c’è stato un aumento costante delle stesse in particolare dell’acciaio.
Da settembre le cose stanno un po’ cambiando fortunatamente.
L’attuale rallentamento dell’incremento dei prezzi di molte materie prime ferrose e non ferrose potrebbe rappresentare un indicatore dell’avvio nei prossimi mesi di una inversione di tendenza.
È quanto emerso dall’analisi condotta da Achille Fornasini,Docente di Analisi Tecnica mercati finanziari presso l’Università di Brescia, in collaborazione con l’Ufficio studi di ANIMA Confindustria.
L’analisi è stata presentata al Focus Materie Prime: l’osservatorio periodico dell’associazione dedicato all’aggiornamento dei mercati delle commodity.

Essa evidenzia come, oltre all’inedita contrazione dell’offerta causata dai fermi e dalle chiusure degli impianti durante il picco della pandemia, tra i fattori critici scatenanti l’aumento generalizzato dei prezzi vi sia stato innanzitutto il boom della domanda globale da parte delle macroregioni industrializzate: in incalzante sequenza l’Asia, il Nordamerica e l’Europa.

All’esplosione della domanda si sono aggiunti i costi e disservizi originati dalla conclamata inefficienza dei sistemi logistici internazionali e locali: diretta conseguenza delle misure sanitarie, che hanno rallentato le movimentazioni nei porti, ma anche della ripartenza pressoché simultanea di tutti i sistemi industriali mondiali, che ha contribuito a congestionare talune rotte e a emarginarne altre.

L’effetto di queste concause non ha risparmiato alcuna commodity. Nel corso dell’ultimo anno, in campo energetico il petrolio (+248%) ha orientato al rialzo sia i costi elettrici (+365%), sia quelli del gas naturale (+545%).

E’ proprio di questi giorni infatti la notizia ai TG che le bollette degli italiani vedranno aumenti fino al 40% entro fine anno e che questa volta faranno fatica a calmierarli per mancanza di risorse da attribuire al comparto. Ennesima stangata su privati e aziende in arrivo.

Impressionanti anche gli aumenti dei polimeri: polietilene (fino al 160%), polipropilene (fino al 123%).

Nel settore metallurgico (aumenti medi del 90%) spiccano lo stagno (+142%), il rame (+120%) e l’alluminio (+75%), mentre nel comparto siderurgico non si fermano gli eccezionali incrementi dei coils a caldo (+200%) e delle lamiere (+234%).

Ma adesso “La crescita dell’offerta e il progressivo miglioramento della logistica internazionale, ha concluso Fornasini, iniziano a manifestare i loro effetti, allentando la tensione sui prezzi.

Personalmente ritengo che questo stia portando una stabilizzazione dei prezzi che, con cauto ottimismo, potrebbe protrarsi fino a fine anno.

Da lì, il 2022, che sarà ancora più carico di aspettative.
Cosa accadrà? Nessuno lo sa, ma le previsioni, dopo un enorme crescita ed un buon stabilizzazione non possono che essere dalla parte di una discesa.

Ripida? Lenta? Lo scopriremo.
Intanto siamo sul “pezzo”… di ferro! E io ti aggiornerò sempre.
Vieni a trovarci alla Cofert

Saluti Ferrosi
Riccardo Tumedei

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